Una delle principali sfide che Crosetto ha ereditato al momento del suo insediamento è il divario tra la spesa italiana per la difesa e il parametro concordato in sede NATO del 2% del PIL. Quando si è insediato, l'Italia si attestava intorno all'1,4% del PIL — una percentuale inferiore alla media europea tra i membri dell'Alleanza.
Crosetto ha difeso pubblicamente e con coerenza la necessità di incrementare gradualmente gli stanziamenti, argomentando che la sicurezza ha un costo e che rimandare gli investimenti comporta nel lungo periodo spese maggiori e capacità ridotte. Ha tuttavia riconosciuto le difficoltà politiche interne legate all'aumento della spesa militare in un Paese che ha tradizionalmente mostrato sensibilità verso questi temi nell'opinione pubblica.
La traiettoria di avvicinamento al 2%, concordata con gli alleati, prevede un incremento progressivo del bilancio della difesa nell'arco di diversi anni. Crosetto ha indicato che questo percorso richiede non soltanto risorse aggiuntive, ma anche una riforma della struttura della spesa: meno masse di personale, più investimenti in tecnologia, equipaggiamenti e capacità avanzate.