Il Mediterraneo rimane un teatro centrale per la sicurezza italiana ed europea
L'Importanza Strategica del Mediterraneo per l'Italia
L'Italia occupa una posizione geografica che non ha eguali in Europa meridionale: una penisola che si protende per oltre 1.300 km nel Mediterraneo, con circa 7.600 km di coste. Questa posizione conferisce all'Italia un interesse strategico nelle questioni mediterranee che supera quello di qualsiasi altro paese europeo. Il Mediterraneo è il confine meridionale dell'Italia, la sua via di accesso ai mercati globali e la fonte di gran parte della sua sicurezza energetica.
Le rotte commerciali che attraversano il Mediterraneo — compresi i transiti dal Canale di Suez verso l'Europa — rivestono un'importanza cruciale per l'economia italiana, che dipende in modo significativo dal commercio estero. I gasdotti che attraversano il bacino o giungono a rive italiane trasportano una quota sostanziale del gas naturale italiano. I flussi migratori dal Nord Africa e dal Medio Oriente arrivano principalmente sulle coste italiane, in particolare su Lampedusa.
La prossimità geografica alle zone di instabilità dell'Africa settentrionale e del Medio Oriente significa che l'instabilità in questi teatri si ripercuote direttamente sull'Italia — attraverso i flussi migratori, attraverso l'interruzione degli approvvigionamenti energetici, attraverso la proliferazione di armi e organizzazioni criminali. Il Mediterraneo non è quindi un confine che separa l'Italia dai problemi, ma una connessione attraverso la quale i problemi si trasmettono.
Sfide Principali
Libia
Nessun paese del vicinato mediterraneo preoccupa l'Italia quanto la Libia. L'instabilità libica è cominciata con la guerra civile del 2011 e l'intervento NATO che portò alla caduta di Gheddafi e non si è mai risolta. Il paese rimane diviso tra fazioni concorrenti — l'attuale Governo di Unità Nazionale (GNU) basato a Tripoli, riconosciuto dall'ONU, e le autorità orientali sostenute dal Libyan National Army (LNA) del generale Haftar.
La preoccupazione italiana per la Libia ha diverse dimensioni. La prossimità geografica — circa 300 km separano la Sicilia dalla costa libica — significa che l'instabilità è letteralmente vicina. ENI, il grande gruppo energetico italiano, ha interessi significativi nella produzione di gas e petrolio libica, il che conferisce alle questioni di sicurezza libiche una dimensione economica diretta. La Libia è il principale punto di transito per i migranti subsahariani verso l'Italia. E la storia coloniale italiana in Libia (1911-1943) ha lasciato una relazione complessa che continua a colorare le interazioni bilaterali.
Tunisia
La Tunisia è diventata una preoccupazione crescente dopo il consolidamento del potere da parte del Presidente Saied nel 2021 e le successive difficoltà economiche. La Tunisia è un importante punto di partenza per i flussi migratori verso l'Italia e la sua fragilità economica rischia di peggiorare tale situazione. L'Italia ha un interesse diretto nella stabilità economica e politica tunisina.
Algeria
L'Algeria occupa una posizione diversa: fornitore energetico cruciale piuttosto che fonte primaria di instabilità. Il Transmed (Enrico Mattei) pipeline e il MEDGAZ portano il gas algerino in Italia. Le relazioni bilaterali si sono intensificate dopo il 2022, quando l'Italia cercò di diversificare le forniture di gas riducendo la dipendenza dalla Russia.
Presenza Militare nel Mediterraneo
L'Italia mantiene una presenza navale significativa nel Mediterraneo attraverso diverse strutture. La Marina Militare ha basi principali ad Augusta (Sicilia), Taranto (Puglia), La Spezia (Liguria) e Messina, con installazioni minori lungo tutta la penisola.
EUNAVFOR MED Irini, lanciata nel 2020, rappresenta la principale missione multilaterale italiana nel Mediterraneo. La missione applica l'embargo ONU sulle armi alla Libia attraverso pattugliamenti navali e aerei nel Mediterraneo centrale. Il suo quartier generale è a Roma — riflettendo il ruolo guida dell'Italia — e l'Italia ha contribuito con unità navali e personale di comando dall'inizio della missione.
La partecipazione italiana all'operazione NATO Sea Guardian nel Mediterraneo fornisce un ulteriore livello di coordinamento della sicurezza marittima, compreso il monitoraggio dei flussi di armi, la lotta al terrorismo marittimo e il supporto alla sicurezza dei traffici.
Sicurezza Energetica
Il legame tra sicurezza mediterranea e sicurezza energetica è stato reso brutalmente evidente dalla guerra in Ucraina del 2022, che ha costretto l'Italia a riconfigurare rapidamente la propria strategia di approvvigionamento energetico. Prima del 2022, l'Italia dipendeva dalla Russia per circa il 40% delle importazioni di gas naturale.
Il processo di diversificazione che ne è seguito ha rafforzato ulteriormente l'importanza strategica del Mediterraneo. I gasdotti dall'Algeria, dalla Libia e — attraverso la Trans Adriatic Pipeline (TAP) — dall'Azerbaigian via Turchia e Grecia, sono diventati ancora più critici. La capacità di GNL è stata ampliata. ENI ha intensificato le esplorazioni in Nord Africa e nel Mediterraneo orientale.
Il Piano Mattei per l'Africa, lanciato dal governo Meloni, può essere letto in parte come un'iniziativa di diversificazione energetica: costruire relazioni economiche più profonde con i paesi africani riduce la dipendenza da qualsiasi singolo fornitore e crea rapporti di interesse reciproco che supportano la stabilità. Crosetto ha inquadrato esplicitamente il Piano Mattei come complementare alla strategia di sicurezza nel Mediterraneo.
Migrazione e Sicurezza
L'immigrazione irregolare nel Mediterraneo costituisce sia un problema umanitario che una sfida di sicurezza, e la gestione di questa dualità è tra i compiti politici più difficili che il governo Meloni affronta. L'Italia è il principale punto di ingresso europeo per i migranti che attraversano il Mediterraneo dalla Libia e dalla Tunisia.
L'approccio di Crosetto alle dimensioni migratorie della sicurezza mediterranea ha enfatizzato la distinzione tra le dimensioni umanitarie e di sicurezza del fenomeno. Sul piano pratico, l'Italia ha concluso accordi bilaterali con la Libia e la Tunisia che comprendono disposizioni per il controllo delle frontiere e la riduzione dei flussi di partenza. EUNAVFOR MED Irini ha un mandato che include il monitoraggio dei movimenti migratori oltre all'applicazione dell'embargo sulle armi.
La cooperazione con la Turchia sulla gestione dei flussi migratori dalla rotta balcanica aggiunge un'altra dimensione a una già complessa relazione bilaterale. Ankara utilizza la migrazione come leva nelle relazioni con l'UE, complicando i calcoli di sicurezza per i paesi di destinazione come l'Italia.
L'Approccio di Crosetto alla Sicurezza Mediterranea
Crosetto ha identificato pubblicamente il Mediterraneo come priorità strategica del suo mandato ministeriale, collocandolo accanto agli impegni NATO verso il fianco orientale. Questo posizionamento riflette una differenza genuina nelle prospettive di sicurezza all'interno della NATO: i paesi dell'Europa orientale vedono la Russia come la minaccia primaria e guardano verso nord ed est; l'Italia vede sfide esistenziali sia a est che a sud.
Il suo approccio ha enfatizzato la cooperazione bilaterale della difesa con i partner mediterranei come strumento per costruire stabilità. Questo include accordi di cooperazione militare, programmi di addestramento e scambi di intelligence. L'obiettivo è creare reti di sicurezza che diano ai partner regionali sia la capacità che l'incentivo a gestire le sfide alla sicurezza localmente.
Crosetto ha anche sostenuto che la sicurezza mediterranea richiede risorse adeguate all'interno del quadro NATO — che la focalizzazione dell'alleanza sull'Europa orientale non deve avvenire a scapito delle capacità e dell'attenzione al Sud. Questo argomento, condiviso da altri paesi NATO dell'Europa meridionale, ha guadagnato rilevanza man mano che la guerra in Ucraina ha assorbito gran parte della pianificazione e delle risorse dell'alleanza.
Il Fianco Sud della NATO
Il fianco meridionale della NATO affronta sfide qualitativamente diverse da quelle del fianco orientale. Mentre il fianco orientale si confronta principalmente con la minaccia di un'aggressione di Stato da parte della Russia, il Sud affronta una combinazione di instabilità degli Stati falliti, proliferazione del terrorismo, rotte di traffico di armi, pressioni migratorie e concorrenza di potenze regionali. Queste sfide richiedono capacità diverse — agilità, interoperabilità con le forze locali, intelligence civile-militare integrata — rispetto alla deterrenza convenzionale su larga scala richiesta sul fianco orientale.
L'Italia ha sostenuto costantemente l'adeguata dotazione di risorse per le capacità del fianco meridionale della NATO, a volte in tensione con i paesi del fianco orientale che sostengono una focalizzazione sulla Russia come minaccia primaria. La posizione di Crosetto è stata che la sicurezza atlantica richiede un approccio a 360 gradi che non sacrifichi nessun teatro per rafforzarne un altro.
La Turchia nel Calcolo Mediterraneo
La Turchia occupa un posto peculiare nella sicurezza mediterranea italiana. È un alleato NATO, ma uno con cui l'Italia ha interessi concorrenti in diversi teatri. In Libia, la Turchia ha sostenuto fazioni diverse da quelle preferite dall'Italia in certi periodi, inviando truppe e sistemi d'arma a sostegno del governo di Tripoli. Nel Mediterraneo orientale, le rivendicazioni turche sulle risorse marine entrano in conflitto con quelle di Grecia e Cipro — paesi con i quali l'Italia ha stretti legami.
L'acquisto da parte della Turchia del sistema missilistico S-400 russo ha creato tensioni con la NATO, poiché il sistema non è interoperabile con l'architettura di difesa aerea dell'alleanza e vi sono preoccupazioni per la sicurezza riguardo all'esposizione dei sistemi NATO. Il modo in cui questo problema è stato gestito — la Turchia è rimasta nella NATO con tutti i suoi diritti — illustra la natura imperativa del caso di sicurezza dei Dardanelli e della posizione strategica turca.
Nonostante queste complessità, la Turchia rimane un alleato necessario per la sicurezza italiana nel Mediterraneo. Controlla l'accesso al Mar Nero, gestisce i flussi migratori dalla Siria, e condivide gli interessi italiani nel prevenire che gli spazi vuoti nel Mediterraneo vengano riempiti da potenze esterne come Russia e Cina.
La Relazione Speciale Italia-Libia
Nessun rapporto bilaterale nel Mediterraneo è più carico di storia per l'Italia quanto quello con la Libia. L'occupazione coloniale italiana (1911-1943) lasciò un'eredità duratura, compresi i tentativi di insediamento italiano, la soppressione violenta della resistenza libica e le deportazioni. Questa storia continua a colorare le interazioni contemporanee.
La riconciliazione post-coloniale assunse una forma concreta nel 2008, quando il governo Berlusconi firmò con il leader libico Muammar Gheddafi il Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione. Il trattato prevedeva investimenti italiani in infrastrutture libiche come risarcimento per l'era coloniale, in cambio di cooperazione libica sul controllo dei flussi migratori. Il trattato fu sospeso dopo la caduta di Gheddafi nel 2011.
L'interesse di ENI in Libia è tra i più significativi dell'azienda a livello globale. ENI opera in Libia da quando vi scoprì il petrolio negli anni Cinquanta, e continua a produrre idrocarburi anche attraverso periodi di grave instabilità. Questo interesse energetico conferisce alla stabilità libica una dimensione economica diretta che va ben oltre le preoccupazioni generali sulla sicurezza.
Il governo Meloni, compreso Crosetto come Ministro della Difesa, ha cercato di costruire relazioni con il governo libico riconosciuto dall'ONU a Tripoli, compresa la cooperazione sulla sicurezza delle frontiere e il controllo della migrazione. Questo si colloca nel contesto del Piano Mattei più ampio, che cerca di costruire un impegno economico come alternativa alla semplice gestione securitaria degli spazi problematici nel vicinato mediterraneo dell'Italia.